Person herding sheep and goats across a small wooden bridge over a river in a rural landscape

Bibliografia sintetica Brief bibliography

L'alta montagna nell'opera del pittore Alessio Nebbia, catalogo della mostra di Biella, 1953;
Alessio Nebbia, catalogo della mostra di Aosta, 1962;
Alessio Nebbia, catalogo della mostra di Cuneo, 1965;
Alessio Nebbia, catalogo della mostra di Asti, 1967;
Prima edizione concorso nazionale di pittura Città di Aosta, 1979.

Dal 1926 al 1969 From 1926 to 1969

n.r. (Natale Reviglio), 1926

GIOVANE MONTAGNA rivista di vita alpina, 1926, n. 8, pagg.186-187:
Una "Bottega d'arte alpina a Courmayeur"

Gino E. Sansoni, 1932

Il commento al verbale redatto dalla Giuria del premio in ordine alla Prima Mostra di Arte Fotografica del paesaggio e dei monumenti di Aosta e Provincia , 1932, rileva, a firma di Gino E. Sansoni :"Tra tutti i concorrenti ci è sembrato emergere in questa sezione, per la sua arte personale e sensibilissima, il Nebbia: toni delicati ma rispetto anche del particolare, cosa non facile a combinarsi. Tutti i suoi quadri andrebbero citati, ricordiamo l'ormai noto, ma non per questo meno bello "Raggio di sole", "Il tramonto"......"

Massimo Mila, Argomenti strettamente famigliari, Lettere dal carcere, 1938

Massimo Mila, critico musicale torinese, incarcerato per motivi politici, ringrazia dal carcere il 4 marzo 1938 la madre per avergli spedito le "splendide cartoline di montagna" della Bottega d'arte alpina di Nebbia, capaci di influire su di lui positivamente.

Federico Sacco, Rivista CAI Torino 1947

"Sono anche di particolare interesse i plastici ......che vanno ora perfezionandosi verso tipi sempre più simili al vero, come quello ultimo del gruppo del Rosa eseguito dal pittore Nebbia che tiene appunto " Bottega d'Arte " a Courmayeur "

Adolfo Balliano, 1953

"L'alta montagna,quella che continua a protendersi in alto dopo ch'è morta tremando l'ultima pianta non ha, forse, trovato ancora i suoi poeti ma, di certo, ha trovato i suoi pittori. ... Tra questi ALESSIO NEBBIA, senza strepiti, senza corse a premio, senza conventicole clamanti, s'è poco a poco fatto luce: egli non si ferma a mezza altezza, muove oltre l'ultima prateria, affronta il nevaio, il ghiaccio, l'estrema solitudine e la riempie con il suo sogno.......I suoi grigi - tono preferito - non sono tristezze d'infinito irraggiungibile, ma come un abbacinamento di contemplazione."

Renato Chabod, 1957

Particolarmente esauriente è l'illustrazione che ne fa nel 1957 sulla rivista VALLE D'AOSTA-VALLEE D'AOSTE quel grande esperto di montagna, uomo politico, illustratore di vie di scalata e pittore di montagna che fu Renato Chabod: Il plastico offre, in brevissimo spazio di tempo, senza fatica, una rappresentazione della Valle d'Aosta quale non è possibile di raggiungere in anni ed anni di alpinismo attivo o di ricognizioni aviatorie, consente visioni impensate sulle nostre più grandi montagne, permette di rendersi rapidamente conto ......della loro conformazione geologica, dell'imponente fenomeno della glaciazione, ecc...Vista la complessità e verosimiglianza dell'opera questa è da ritenersi un " capolavoro " di cui non è pensabile si possa oggi, malgrado l'uso di strumenti sofisticati, realizzarne copia.

Marisa Vescovo, 1967

Su "Il Piccolo" di Alessandria , Marisa Vescovo rileva che "le tele che più scopertamente esprimono la vibrazione dell'animo dell'artista, sono quelle in cui la natura si mostra, a noi, sepolta sotto una coltre di neve che pare dipinta con la neve stessa, con il suo bianco assoluto, con i suoi lievi trasalimenti di luce."

Gente nostra, 1968, 1969

Sul volume Gente Nostra - artisti italiani contemporanei, I edizione, volume 1° 1968, sono state pubblicate in bianco e nero quattro opere: Dopo la nevicata (1962), Bacino di San Marco (1955), Nevicata a Chamois (1965), Il leone di San Marco (1960). Assieme sono state riportate le recensioni di Ernesto Gagliano, Marisa Vescovo, Adolfo Balliano.

Sul volume Gente Nostra - artisti italiani contemporanei, volume 2° 1969, sono state pubblicate in bianco e nero cinque opere: Dopo la nevicata (1962),Mattino, Notturno, Tetti sotto la neve, Meriggio romano, Il montanaro. Assieme sono state riportate le recensioni di A.C.

Dal 1972 al 1979 From 1972 to 1979

La Revue Moderne des arts et de la vie, 1972

"A la pointe de la sensibilité et du rêve éveillé, Alessio Nebbia peint dans une sorte de mystère incantatoire sa propre vision des paysages qui lui sont chers. Etranges sensations hivernales, automnales ou solaires. Etonnants infinis comme ouatés, de songe presque impalpable".
Galerie Mouffe, Paris

Il lavoro, 1972

"Una pittura delicata, fine, poetica che indaga soprattutto sulle luminosità dei freddi paesaggi invernali piemontesi , ritratti nella loro essenzialità formale. Volumi di case che emergono timidi e distanti dalla silenziosa nebulosità di una nevicata mattutina in cui neve ed atmosfera sono ancora vergini da contaminazione umana."

Il Secolo XIX, 1973

"......infine il migliore Alessio Nebbia che .......propone nebulosi paesaggi di poesia".

A.C. LE FLAMBEAU, 1973

A.C., Alessio Nebbia dans Le Flambeau, 1, 1973, pagg. 53-62, Panoramas des arts valdôtains, "Le "chiarismo" de Nebbia a peu de choses à partager avec le courant traditionnel de ce nom...... La couleur, chez Nebbia, n'est pas renonciataire à proprement parler: elle existe, disons, par sublimation. Ce sont des paysages de l 'âme qui, grâce à leur élaboration tecnique particulière, ardue et complexe du point de vue pictural, veulent devenir des pays du souvenir, perdant en incisivité chromatique. Mais la trame du dessin ne prévoit ni dispersion, ni contraintes expressionistes: une netteté et une vigueur rationnelle bloquent la vision dans son objectivité qui s'oppose à l'amorphe." Il s'agit "d'une conquête expressive de délicatesse et d'élégance aimables et originales".

Piero Carlesi, 1976, LO SCARPONE

"Dipinti dalle linee delicatissime, colori appena abbozzati, sensazioni di grande pace, tenui nevicate. Compagno di cordata di Gigi Panei, di Vaglienti, Calosso, Rey, Rivetti e Brocherel saliva le montagne per ritrarle, sia con il pennello sia con la pellicola".

Luigi Carluccio, 1976

"Nella pittura di Alessio Nebbia l'dea della bellezza non si manifesta mai disgiunta da un'idea di umiltà, persino di povertà, nel senso più sacro della parola. C'è un sentore metafisico nella pittura di Nebbia. In certi dipinti, il chiarore astrale della luna che sorge dietro il profilo dei monti, si spande nel nostro campo visivo come una tenera marezzatura che ha i lustri dei fiocchi di seta.

"La materia morbida candidamente sofisticata, una materia pittorica che sembra realizzata attraverso strati finissimi di garza colorata, i quali costituiscono un filtro leggero ma compatto, una materia che trattiene un istante e che insieme lascia passare la luce colorata".

"Altre volte, nei bellissimi dipinti di paesi sotto la neve, l'immagine pittorica assume poco a poco la luce dei presepi, collocati anch'essi nel cuore di una scena cui fa da velario la cortina della neve che è caduta o che cade ancora. Diventa così una notte bianca, sospesa sopra la resurrezione della vita."

"Cifra stilistica caratteristica di Nebbia è la sostanza pittorica rarefatta, filtrata come «attraverso strati di finissima garza colorata», che esplora con toni crepuscolari vie intime del tema paesistico."

Piemonte vivo, 1976

Nel numero 3 del 1976 viene recensito, a pagina 62, il volume monografico intitolato a "Alessio Nebbia" con testo di Luigi Carluccio.

Monografia, 1976

Nel 1976 è stata pubblicata una monografia sulla pittura di Alessio Nebbia con 62 tavole a colori e testo critico di Luigi Carluccio, esperto torinese d'arte.

Tersilla Gatto, 1979, Gazzetta del Popolo

La tecnica scaltrita delle velature sfuma morbidamente l'immagine, filtra le luci, smorza i toni, avvolgendo in una luminosità diffusa gli elementi paesistici case, alberi, profili d'orizzonti, rare presenze umane. Il fascino dei paesaggi di Nebbia è in questo loro trasparire, ma non rilevarsi appieno, in questo farsi intuire, sollecitando il sogno.Il soggetto - reale, concreto, individuato - nella traduzione pittorica si stempera, si fa irreale, si veste a volte di effetti fiabeschi.L'artista coglie la quiete distesa dei paesaggi ovattati di neve, la solitudine delle cime eccelse, l'incanto della luna sorgente che segna i profili dei monti o di un tramonto riflesso nel mare. Domina le tele la ricerca del silenzio, che è contemplazione e riflessione e sogno. Vi aleggia, talora, uno stupito e sospeso senso di attesa.

Pier Battista Quarello, 1979, GIOVANE MONTAGNA

"Nel 1925 egli è approdato in questo estremo lembo della Valle d'Aosta attratto dalla superba catena di montagne che lo recingono....E' giunto ai piedi del Monte Bianco ricco solo della passione per la vita montana, per l'alpinismo, per la fotografia e la pittura alpina. C'era allora a Courmayeur, sulla strada principale, un ampio locale spoglio e incurato: è in questo locale che nacque la "bottega d'arte alpina", che divenne presto anche salone di mostre dei maggiori pittori di montagna".

Dal 1982 al 1998 From 1982 to 1998

Angelo Pollicini, Assessore al Turismo della Regione Autonoma Valle d'Aosta, 1982

Ad illustrazione della mostra "Alessio Nebbia tra geoplastigrafia e pittura " è stato redatto il relativo catalogo curato sia dal settore Arti grafiche 4 della R.A.V.A. che dal cahier dodici museomontagna del Museo Nazionale della Montagna. di cm 22x21,5, con 60 pagine e dieci illustrazioni in bianco e nero e 38 a colori. Nello stesso catalogo ANGELO POLLICINI argomenta: "I motivi che spingono l'uomo a cercare un angolo di mondo in cui vivere, non sono sempre o solo dettati da necessità materiali; un bisogno istintivo guida spesso i passi verso un luogo dalle caratteristiche ben precise, col quale si entra in sintonia, si stabilisce un circuito comunicativo: tale è il senso della ricerca di una terra promessa di biblica memoria. Molti vivono, per elezione, in terre diverse da quella d'origine e il legame che si viene a creare, tra individuo e ambiente è cosi profondo da divenire un fatto esistenziale.

Quando ciò accade, quasi sempre nasce dall'incontro qualcosa di estremamente importante, un'opera d'arte,pur nella varietà dei campi e dei mezzi utilizzati dalla persona per estrinsecarsi.

É il caso di Alessio Nebbia e del suo incontro con la terra valdostana fin dal lontano 1925.

Alla ricerca di un mondo di quiete, fatto di silenzi che permettono l'ascolto della voce interiore, egli stabilì sulle più alte montagne la sua dimora ideale e qui raccolse messaggi, interiorizzò aspetti e situazioni che informarono tutta la sua opera.Il geografo appassionato produsse una notevole plastigrafia della nostra regione: il rilievo alpino è ricostruito con tale verismo e cura del particolare da non lasciar dubbi circa la profonda conoscenza del territorio e la capacità di riprodurne la realtà palese.

Il pittore, avvertendo invece un potente bisogno di sublimazione, teso a percepire sensazioni note a chi si spinge verso alte mete, fissò sulla tela immagini dense di mistero che rivelano l'abito alle meditazioni solitarie, al colloquio con la natura. La luce soffusa delle nostre albe, dei nostri tramonti, la quiete sospesa delle nevicate, i colori filtrati dalle brume autunnaIi che, nella loro evanescenza, evocano incanti e magie, sono resi con elegante e raffinata tecnica pittorica. L'intimo colloquio del pittore con il paesaggio valdostano, colloca Alessio Nebbia tra i più felici interpreti del «terroir».

La presenza alla Tour Fromage della sua opera, vuole proseguire il discorso dedicato a coloro che hanno celebrato la nostra valle con profonda sensibilità e con una visione squisitamente personale."

Angelo Dragone, 1982, La Stampa

......si potrebbe sostituire il titolo - che è stato dato alla mostra - "tra geoplastigrafia e pittura", con quella di "arte e territorio" ; proprio per sottolineare subito come l'artista sia stato interprete, fra i più felici, del paesaggio, soprattutto valdostano, nel duplice aspetto del documento visivo e dell'evoluzione lirica dell'ambiente.Proprio il rigore e la fredda lucidità con la quale egli seppe rendere gli aspetti della montagna in una fotografia, in un plastico come nel disegno o nel dipinto di una prospettiva panoramica, gli hanno poi consentito di darne più libere e fantastiche interpretazioni, nell'incantevole realtà "altra" dei suoi quadri.

Donatella Taverna, 1982, Piemonte vivo, n. 1

La prima emozione che ci trasmettono i più bei quadri di Alessio Nebbia, è questa, del silenzio - il silenzio denso e corposo, buono, del grano sotto la neve: basta osservare i molti quadri di neve .......Ma anche un dipinto intenso come "I campanili del Brenta", del 1969, dove coesistono, in una resa grandemente poetica, l'indeterminatezza fantasiosa, metafisica delle nebbie sulla montagna e la forma netta, precisa delle cime, nella luce lattiginosa.
Molto felicemente Luigi Carluccio ha parlato di "rêverie": siamo immersi, con i quadri di Nebbia, in un clima rarefatto, distaccato, lontano dal formicolante brulichio della quotidianità, in un mondo di solennità e di mistero.

Aldo Audisio, 1982, Monti e Valli, n. 16/17

La mostra (tra geolpastigrafia e pittura) nasce dal contrasto tra le due attività caratterizzanti l'opera dell'artista; tra geoplastigrafia e pittura rappresenta la simbiosi di due limiti che normalmente si reputano invalicabili: la tecnica e l'arte.

Angelo Mistrangelo, 1982, Famiglia Valle d'Aosta

Vi è in queste tele una meditata e raccolta adesione ad un paesaggio polverizzato nella luce, permeato da un colore lieve, rasserenante, sensibile veicolo ad una forma che esprime l'"affinità genuina della visione di Nebbia nel suo tempo storico e nel suo ambiente di vita", come ha sottolineato Luigi Carluccio nel catalogo della mostra.

Michele Moretti, Assessore al Turismo Regione Piemonte, 1982

Ad illustrazione della mostra "Alessio Nebbia tra geoplastigrafia e pittura " è stato redatto il relativo catalogo curato sia dal settore Arti grafiche 4 della R.A.V.A. che dal Cahier dodici museomontagna del Museo Naz. della Montagna con 60 pagine e dieci illustrazioni in b. e n. e 38 a colori. Nell'ambito di tale catalogo MICHELE MORETTI, Assessore al Turismo della Regione Piemonte, illustra l'opera di Alessio Nebbia in ordine alla geoplastigrafia.

"Alessio Nebbia è una figura nota a pochi, sconosciuto anche a chi è addetto al campo turistico. Si deve a lui il merito di essere stato un puntuale esecutore di realizzazioni geografiche e plastigrafiche, opere che trovarono largo impegno nel materiale propagandistico utilizzato quale supporto per l'incremento turistico successivo al 1930.

Cito, riferendomi all'ambito regionale piemontese, il geo-panorama delle Valli di Lanzo (1931) e quello del Sestrière seguito da un lungo elenco di lavori riferito all'intera catena alpina ed alla Valle d'Aosta.

Attorno a quest'opera si muove poi un'altra attività di notevole spicco: Alessio Nebbia fu pittore quotato e stimato per le sue opere."

A. Audisio, G. Nebbia, 1982

"Una scelta artistica importante e diversa è quella che affronta Alessio Nebbia nel campo delle realizzazioni di tipo geoplastigrafico. E' stato un pittore di montagna famoso ma deve soprattutto e innanzi ad ogni altra cosa essere ricordato per la sua opera di rilevazione e illustrazione geografica"."Delle realizzazioni plastigrafiche Alessio Nebbia fu un quotato e noto esponente, altrettanto avvenne per le vedute panoramico-prospettiche di cui fu addirittura un precursore".In questo dopoguerra, particolare sviluppo hanno avuto, per l'illustrazione delle zone turistiche, le rappresentazioni panoramiche di scuola austriaca, o svizzera (Berann, Oberbacher ed altri) che, pur avendo spesso il pregio, sia nelle vedute estive che in quelle invernali, di una particolare efficacia rappresentativa con l'esaltazione di specifici aspetti, non sono certo stati un esempio di corretta rappresentazione geografica........Nulla di tutto questo si trova nei panorami di Nebbia........Da qui una rappresentazione del territorio realistica e non fantasiosa, precisa come una carta topografica o geografica ma rispetto a questa più leggibile."

E. Moro, 1982, Nouvelles Valdôtaines

"I paesaggi di Alessio Nebbia narrano una realtà dove la montagna non appare matrigna. Il montanaro solitario, con la "lluedze" in spalla, sa il fatto suo, seguirà la traccia (non perde il cammino chi ha un buon rapporto con la propria terra), le casette semisepolte non scompaiono per la vendetta di un mago, i cattivi sono assenti ed è possibile ritrovare ancora la posizione perduta, delicata, elegante, la bella favola di un felice rapporto con la montagna.

Alessio Nebbia narra, con la sua pittura eterea, delicata, elegante, la bella favola di un felice rapporto con la montagna, cogliendo tuttavia la psicologia dell'autentico uomo di montagna, cantandone il lavoro duro e faticoso in numerose opere, .....cogliendo l'alto senso di dignità, di laboriosità, non l'aspetto del vinto, bensì quello dellla persona che sa affrontare i disagi e le fatiche ..... con intelligenza e serenità."

Gianfranco Maccaferri, 1998, NOTES maison valdôtaine de la photographie

"Alessio Nebbia, personnage artistiquement complexe, ne construit pas un percours photographique homogène .....qui le met....entre les principaux auteurs à lui contemporains.....au lieu de représenter un "ensemble".... souvient un récit composé par nombreux épisodes singuliers .......qui ont en commun le sujet: la montagne".

Dopo il 2005 After 2005

Pietro Giglio ed Oriana Pecchio, 2005

L'Enciclopedia della Valle d'Aosta (di Pietro Giglio ed Oriana Pecchio, Zanichelli, 2005) alle pagg. 211 e 212 illustra la biografia di Alessio Nebbia appuntando l'attenzione alla " fedeltà della rappresentazione " ed alle " atmosfere rarefatte delle albe, dei tramonti, delle nevicate ".

Francesco Soardo, 2006, 2009

Francesco Soardo ha pubblicato due volumi di immagini di affermati artisti con la formula dei "Carnets de voyage". Nel primo volume, del 2006, intitolato a Torino, sono stati illustrate tre opere con oggetto il Monte dei Cappuccini, la Collina di Cavoretto, il Fiume Po con il sole velato dalla foschia.

Nel secondo volume, del 2009, intitolato al Piemonte da Torino alle Alpi, sono stati illustrate cinque opere con oggetto paesaggi e villaggi sotto la neve.

Giuseppe Garimoldi, 2007

Collaborazione, tra il 1923 ed il 1934, a riviste di carattere fotografico aventi per gamma di interesse la montagna (Giuseppe Garimoldi, Storia della fotografia di montagna, 2007, pag. 70).

In qualità di editore di cartoline (Giuseppe Garimoldi, Storia della fotografia di montagna, 2007, pag. 80).

Breve biografia (Giuseppe Garimoldi, Storia della fotografia di montagna, 2007, pag. 184).

La montagna rivelata, 2009

La montagna rivelata, Fotografie di grandi viaggiatori ed alpinisti tra '800 e'900, SKIRA, 2009

- pag. 42, Aiguille Grepon, 1920-30
- pag. 43, Aiguille Blanche de Peuterey, 1920-30
- pag. 117, Monte Bianco dal Dente del Gigante, 1920-30
- pag. 117, Dent du Requin, 1920-30

Sandra Barberi, 2009

Vista sulla valle (Aiguille Noire, ca 1953): Alessio Nebbia "esplora con toni crepuscolari il tema paesistico, come in questo dipinto, dove la superba mole rocciosa dell'Aiguille Noire de Peuterey, è spogliata degli aspetti di drammatica spettacolarità ed evocata, più che rappresentata, in un'atmosfera di sogno nella calda luce del tramonto. Esposta per la prima volta nel 1953, la tela si aggiudicò il primo premio nel concorso nazionale di pittura bandito dalla città di Aosta nel 1979".

Il montanaro (1953): " La tela riprende un soggetto caro a Cesare Maggi - uno dei maestri ideali di Nebbia -. La resa illusionistica del manto nevoso, perseguita da Maggi attraverso una stesura pittorica cesellata di memoria divisionista, cede qui il posto ad una visione assorta, poeticamente smaterializzata, ove la figura umana perde la precisa collocazione spaziale prospettica per farsi presenza simbolica, immersa nell'ombra che fa da contrappunto all'abbacinante fulgore delle vette."

Nevicata a Verrand (ca. 1962) : L'ispirazione di Nebbia trova la sua dimensione più congenita nei quadri di neve dove la resa pittorica pulviscolare - cui concorre qui la tela a trama molto grossa che "sgrana" il segno - , i delicati effetti tonali e l'atmosfera ovattata esprimono al tempo stesso la visione interiore del pittore e l'evidenza ottica dei paesaggi sotto la candida coltre invernale."

Giuseppe Garimoldi "Les riches heures du Cervin", 2009

Tra il 1960 ed il 1962 il Commendator Cravetto, Amministratore delegato delle funivie del Cervino, in occasione del centenario dell'unità d'Italia, invitò un centinaio di artisti perché illustrassero la Gran Becca circondata dagli impianti funiviari. Ad operazione ultimata il Comm. Cravetto scrisse: "Si è così dimostrato che la pittura alpina .....non attende che una sollecitazione per vitalizzarsi e manifestarsi". Furono raccolte più di 120 opere che vennero pubblicate in un volume ed esposte in molte città in una mostra intitolata "Il Cervino e la mia tavolozza". Più di recente sono state presentate al pubblico di Aosta alla fine del 2009.

Al pari di altri pittori noti, Alessio Nebbia fu invitato a fine agosto 1961 a presentare un'opera del formato 50x70 cm ed un disegno formato 40x50 cm . Inoltre fece dono di un secondo quadro ad olio. Il Comm. Cravetto ringrazia "molto per il graditissimo quadro che ha voluto offrirmi e che, unitamente all'altro è così delicato di colore e pieno dell'atmosfera caratteristica delle giornate calme e nevose della Conca".

In relazione al tema una valutazione critica più aggiornata afferma:"....Francesco Menzio, nella sua Verde muraglia, legge un paesaggio tranquillo, pacato ed essenziale. Di fronte allo stesso tema, Alessio Nebbia preferisce immergerlo in una luce irreale e lo trasforma nella biblica Valle di Giosafat".
(Giuseppe Garimoldi, 2009)

Istituto di Cartografia dell'ETH Zurich (Politecnico di Zurigo), 2010

Ha realizzato il sito " terrainmodels.com ", redatto in inglese.